Media & Minori: quali pericoli, come prevenirli

Gaeta, 19 aprile 2018, 4 Aprile 2018

Indirizzo di saluto

Intervento dell’On. Dott. Antonio Martusciello

Commissario Agcom

Gaeta, 19 aprile 2018

 Lo scenario: conoscenza e rischi sul web per i minori

La sicurezza e la tutela dei minori in rete rappresenta una grande sfida nella quale bisogna garantire il diritto all’infanzia e all’adolescenza. Questi utenti, la cui identità viene ridotta ad un insieme di informazioni e dati personali, si ritrovano sempre più spesso nel web senza aver ricevuto le dovute cautele. La crescita dei ragazzi in un’ottica multimediale fa emergere ancora di più l’esigenza di una loro tutela specifica sulla Rete.

I ragazzi di oggi vivono in un ambiente mediale convergente, caratterizzato da una progressiva ibridazione fra media online e mobili, dove l’essere online si fa sempre più pervasivo grazie a strumenti come smartphone e tablet, ad ai nuovi dispositivi indossabili come smart watch e fitness trackers.  Non solo, la connessione alla rete è sempre più avvolgente e comprende fasce di età via via più basse.

La nuova frontiera è l’Internet of Toys (IoToys), questo fortunato neologismo che richiama l’Internet of Things (IoT), fa riferimento alla diffusione di giocattoli connessi a Internet la cui crescita nei prossimi anni dovrebbe registrare dei tassi significativi.  Si tratta sostanzialmente di giocattoli collegati a piattaforme online tramite WiFi e Bluetooth, ma anche, potenzialmente, ad altri giocattoli; sono dotati di micro processori che consentono l’interazione con il bambino.

Possono essere dotati di riconoscimento vocale e sembrano reagire alle parole dell’utente e possono anche essere controllati da remoto attraverso, ad esempio smartphone o tablet connessi. Questi giocattoli utilizzano spesso sofisticate tecnologie basate su sensori per raccogliere ed elaborare informazioni dai bambini. Questa elaborazione basata su cloud usa sofisticati algoritmi in grado di simulare l’intelligenza umana (AI) e fornire risposte personalizzate ai bambini.

Grazie a queste funzionalità, il mondo “IoToys” offre nuove opportunità di gioco personalizzato e apprendimento per i bambini. Ma dall’altro canto, solleva nuove preoccupazioni riguardo a come le informazioni personali dei bambini sono archiviate, trattate e condivise.  Al di là noti rischi per la privacy, vi sono questioni rilevanti afferenti alla sicurezza, alla salute, ed allo sviluppo cognitivo dei minori.

L’Internet of Toys ci dice soprattutto che non esistono più zone franche, la pervasività della rete coinvolge tutte le fasce d’età ed è in crescita.  Gli adolescenti rimangono la categoria di minori più esposta all’uso di internet ma cresce anche quella delle categorie della fanciullezza e addirittura dell’infanzia.

L’osservatorio permanente della London School of Economics   – EU Kids Online – ha evidenziato che opportunità e rischi di internet vanno di pari passo, secondo una logica “the more, the more”: più i ragazzi usano internet, più beneficiano delle opportunità online e acquisiscono competenze digitali, più si espongono a rischi: l’approccio corretto riguardo la tutela dei minori nel mondo digitale non deve essere quello di demonizzare il web e i suoi contenuti, tantomeno considerarlo in maniera deterministica, ma di inquadrare i rischi e di conseguenza identificare i corretti strumenti di tutela.

Secondo un recente studio (2017) sull’Italia pubblicato sempre dalla London School of Economics gli smartphone “sono usati quotidianamente per andare online dal 97% dei ragazzi di 15-17 e dal 51% dei bambini di 9-10.  La prevalenza dell’accesso da smartphone dilata le coordinate spazio-temporali dell’uso di internet. Se l’88% dei ragazzi italiani usa internet a casa ogni giorno, il 44% usa internet quotidianamente quando è in giro.  Fra gli adolescenti di 15-17 anni, la percentuale di chi utilizza tutti i giorni internet in giro sale al 74%.”

Sviluppo delle digital skills

Come ci si può difendere da una presenza di internet cosi invasiva? Sicuramente alcune comunità nel mondo hanno fatto delle scelte estreme in proposito pensiamo agli “Amish” (Stati Uniti) che bandiscono l’uso dei computer ed hanno serie riserve anche sull’utilizzo dell’elettricità. Se diversamente vogliamo cogliere le opportunità di internet e ragioniamo su posizioni più ovviamente ragionevoli, allora il primo passo da fare è quello di migliorare la capacità di interazione con il mezzo.

È importante insegnare ai giovani ad utilizzare la rete in modo consapevole, dando essi gli strumenti cognitivi per comprenderne i rischi e le opportunità del Web.  La media education, non a caso, è uno dei punti qualificanti dell’Agenda europea 2020 ed è anche espressamente prevista dall’art. 3, comma 5, della Legge 29 maggio 2017, n. 71 recante Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.

Le skills che oggi sono richieste all’utente sono plurime e vanno a toccare livelli che riguardano l’accesso alle informazioni e ai processi di comunicazione, le competenze analitiche, la valutazione critica in un ambiente, quale internet, in cui vengono meno i tradizionali indicatori di autorità, valore, fiducia e credibilità, la capacità di entrare, volendolo, all’interno del sistema mediale come produttori e non solo come consumatori di messaggi.

Guidare i minori in un percorso di formazione di tali competenze è un obiettivo che può essere raggiunto soprattutto attraverso la Media Education che fa riferimento sia all’educazione che alla fruizione dei media, considerati come strumenti da utilizzare nei processi educativi generali, anche riguardo al loro linguaggio e alla relativa fonte di informazioni.

In questo ambito è necessario un impegno collettivo ed è fondamentale fare un passo in avanti sul piano dell’educazione, dell’informazione, della comunicazione e dell’ascolto sia rivolto ai ragazzi che ai genitori e agli insegnanti per governare i rischi connessi al web.

Negli ultimi anni, in particolare, I Co.re.com si sono fatti spesso promotori di iniziative importanti di ricerca e di studio che attengono al rapporto tra i media e minori, e in particolare quello relativo alla media education. Le iniziative promosse dai Co.re.com volte a diffondere la conoscenza sui potenziali rischi e benefici di un utilizzo virtuoso del web rappresentano un completamento del sistema di garanzie a sostegno delle nuove generazioni che integra le competenze delegate dall’Autorità, tra le quali spicca la normativa a tutela dei minori.  Del resto il nuovo Accordo Quadro rilancia la funzione dei Corecom con specifico riferimento “alle iniziative di studio, analisi ed educazione all’utilizzo dei media tradizionali e dei nuovi media.”

In questa cornice vorrei citare una recente pubblicazione del Corecom Abruzzo che offre un importante contributo scientifico nel campo della ricerca sui temi che oggi trattiamo.

 

Media education: la netiquette

Uno dei temi della ricerca del Corecom è la “netiquette”, definita come l’insieme di regole che stabiliscono i parametri fondamentali per una corretta educazione e un buon comportamento all’interno del web, sui social media e in chat. La conoscenza della netiquette è di fondamentale importanza perché seguire le linee guida per un comportamento accettabile, rende la rete un luogo più piacevole per tutti gli utenti.

 Cito, molto brevemente alcuni tratti saliti della netiquette

 

  • Evitare di scrivere con caratteri maiuscoli, sul web, infatti farlo, per convenzione equivale ad urlare
  • Usare le faccine o le emoji per riuscire a dare il giusto tono alla conversazione
  • Non pubblicare informazioni personali e dati sensibili di altri utenti
  • Quando si chiede l’amicizia a qualcuno online, se non è un amico nella propria vita privata, è importante presentarsi
  • Evitare di mantenere conversazioni private con altri utenti della rete sulla bacheca di un social network
  • Richiedere sempre il consenso prima di taggare gli altri su foto e video
  • Non si pubblicano foto che potrebbero mettere in imbarazzo una persona, Non si rende pubblico un messaggio che ci è stato inviato privatamente
  • Non si offendono gli altri e non si utilizzare termini denigratori nei loro confronti
  • Se si “entra” in una discussione, meglio farlo per portare un valore aggiunto e evitare di accendere litigi, offendere o istigare a commettere azioni deplorevoli
  • Non fornire informazioni errate, incomplete o illegali nel dubbio meglio non darle o cercare di verificarle prima.

Mi sembrano tutte regole di buon senso e di buona educazione e sono sicuro che persino monsignor Della Casa approverebbe questo nuovo Galateo on-line.

Media education: il libro bianco media e minori

 Per leggere questo mondo in evoluzione l’Autorità già nel 2013 ha varato la realizzazione di un primo Libro Bianco “Media e minori”, la cui idea originaria muoveva dal proposito di sviluppare la riflessione sugli interventi e sulle misure di garanzia più adatte a definire un approccio consono al nuovo contesto comunicativo digitale.

Le conclusioni a cui si pervenne avevano mostrato la sostanziale insufficienza del modello di tutela tradizionale di fronte alla trasformazione tecnologica che rendeva la comunicazione sempre più fluida e interattiva.  La digitalizzazione ha emancipato il contenuto dai vincoli propri del mezzo e della piattaforma tecnologica per cui era stato realizzato e attraverso cui veniva distribuito. Con l’ingresso nella rete, il contenuto assume gradi di “autonomia” molto elevati, risultando sia declinabile in formati diversi, sia adattabile alle scelte e ai tempi di fruizione di singoli utenti.

Il libro bianco evidenziò che non solo era cambiata la tecnologia ma erano profondamente cambiati anche gli utenti. Il minore da tutelare è un soggetto tecnologicamente esperto e dotato di uno strumentario tecnologico personale (PC, webcam, smartphone, tablet) che utilizza autonomamente nell’intero arco della giornata.  Nel gennaio di quest’anno abbiamo presentato come Agcom l’aggiornamento del Libro Bianco Media e Minori, da cui è emersa con forza la necessità di immaginare una versione 4.0 dei sistemi di tutela per garantire una protezione sostanziale dei minori.

 I minori di oggi sono infatti individui – e sottolineo la parola –  che godono di ampi tratti di autonomia nell’accesso ai sistemi di comunicazione e sono tecnologicamente esperti. Gli strumenti di protezione come la visione accompagnata da un adulto appaiono oggi superati, i nuovi sistemi di parental control, presuppongono un ruolo attivo delle famiglie, che si sono però rivelate – secondo le evidenze del Libro Bianco – spesso poco proattive o prive delle conoscenze tecniche necessarie per assolvere in pieno a tale compito.

È necessario immaginare una versione moderna dei sistemi di tutela, dove ad esempio il contenuto, qualificato come potenzialmente lesivo, possa essere tracciato attraverso un’impronta digitale, consentendo così l’applicazione di sistemi di filtraggio automatico degli stessi.  Le tecnologie impiegate devono essere “user friendly” per agevolare un loro ampio utilizzo.

L’evidenza che emerge con forza dalla ricerca è quella di trovare nuove forme di tutela adatte ad un mondo dove i contenuti fluiscono liberamente su diverse reti e diversi device. In un contesto di mercati convergenti, la salvaguardia deve essere dunque estesa tanto ai contenuti che alle reti di trasmissione, secondo un approccio olistico che permetta di proteggere i minori nella loro piena interazione con il complesso dell’ecosistema digitale.

Quali forme di regolamentazione

 Lo strumento dell’autoregolamentazione e dell’autodisciplina nel campo della rete è ritenuto tra i più adatti alla gestione dei fenomeni della società dell’informazione, in condizioni che garantiscano la sicurezza dei navigatori, soprattutto se appartenenti a categorie meritevoli di specifica protezione.

La coregolamentazione ha assunto una dimensione ampia e omogenea in Europa nell’ultimo decennio grazie all’azione dell’Unione Europea, che ha incoraggiato l’autonomia collettiva quale forma consentita agli Stati membri per raggiungere gli obiettivi individuati dalle direttive.  La proposta di revisione della direttiva SMAV incoraggia ulteriormente il ricorso a queste forme di tutela e come AGCOM percorreremo la via indicata dal legislatore europeo

Nelle more di interventi di rango primario è altamente probabile che la giurisprudenza offra ulteriori spunti interpretativi. Questa fonte ha evidenziato sinora la prevalente esigenza della tutela specifica della personalità in formazione del minore, rispetto alla protezione generale del diritto di comunicare attraverso i media audiovisivi, nel senso di individuare misure che consentano di attivare tale protezione anche rispetto alla comunicazione via web.  Diviene dunque imprescindibile che il diritto riconosciuto a ogni individuo di utilizzare i mezzi di comunicazione elettronica, come proiezione del generale diritto alla libertà di espressione, si concilii con i diritti individuali dei singoli, specie se “soggetti meritevoli di protezione”, quali i minori.

La strada della coregolamentazione in materia di tutela dei minori è già stata percorsa in Italia con successo nel settore televisivo attraverso il codice di autoregolamentazione media e minori e ritengo che l’esperienza possa essere ripetuta anche per l’ambiente Internet.  In proposito, è utile ricordare, che l’efficacia del codice di autoregolamentazione è derivata in gran parte dall’aver agganciato le violazioni al presidio sanzionatorio sancito dall’art. 35 del testo unico.

In sede di coregolamentazione sarà importante assicurarsi un forte coinvolgimento delle piattaforme on-line per sviluppare applicazioni atte ad una tutela sostanziale. Finora dispositivi come il parental control hanno consentito di filtrare i contenuti lesivi per i minori, ma questi strumenti possono essere migliorati e sviluppati anche per tutelare i minori nel nuovo ecosistema digitale.

Pensiamo ad esempio ad un sistema che utilizzi dei TAG, per cui al ricorrere di una parola, di un’immagine o di un comportamento, possono scattare automaticamente meccanismi di allerta indirizzati alle “istituzioni” di controllo come la famiglia o la scuola.

Ciò non si tradurrebbe in una contrazione del principio della libertà di comunicazione, perché in un mondo contraddistinto da un alto tasso di tecnologia, non si può lasciare esclusivamente all’utente l’onere di filtrare “uno ad uno” i contenuti lesivi. Bisogna rilevarli in modo automatico, promuovendo l’adozione di tecnologie user-friendly, pre-istallate sui dispositivi, trovando un punto di equilibrio tra la salvaguardia dei minori e la libertà di comunicazione.

Conclusioni

Il recente scandalo che ha coinvolto la società di analisi politiche Cambridge Analytica e Facebook ha riportato in auge il tema della necessità di regole anche per le piattaforme on-line.  Secondo l’inchiesta condotta dal New York Times e del Guardian, attraverso il social network la società avrebbe raccolto dati personali di oltre 50 milioni di utenti che sono stati utilizzati per svolgere attività di comunicazione politica.  La capacità che hanno le piattaforme di raccogliere le informazioni personali risulta ancora più preoccupante quando i soggetti coinvolti sono i minori. I ragazzi sono infatti da un lato tecnologicamente avanzati, ma dall’altro appaiono ingenui quando si tratta di comprendere le implicazioni che le loro azioni determinano su Internet: pensiamo alla tutela della privacy o alla gestione della propria identità digitale.

Può il caso Cambridge Analytica aiutare le istituzioni mondiali a superare una sorta di timidezza nella regolazione di Internet?  Secondo recenti dichiarazioni di stampa il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha nella sua audizione dinnanzi al Congresso degli Stati Uniti ha, per la prima volta, svolto delle importanti dichiarazioni circa la propria responsabilità[1] relativamente ai contenuti postati, sia sulla necessità di addivenire a delle regole[2]. Ora è presto per capire se questa dialettica porterà ad una nuova regolazione di internet, ma sicuramente ciò che sta cambiando è la consapevolezza degli utenti, circa il valore reale delle informazioni personali che rilasciano sulla rete.

Ma la consapevolezza può cambiare il corso delle cose.  Il noto futurologo inglese Mulgan (CEO della fondazione per l’innovazione NESTA), intervenuto giorno orsono ad un convegno in Italia, sostiene che “business model come quello di Facebook, basato sulla vendita dei dati personali, in futuro saranno insostenibili…il valore dei dati aumenta molto se è possibile collegare più set di dati, ma ciò aumenta anche i rischi e si andrà vero una regolazione più rigida.”

Qual è dunque il futuro della tutela dei minori nel comprato dei media? Un sistema di filtri moderno e dinamico è come abbiamo visto il primo step, direi il minimo sindacale.  Ma bisogna andare altre ciò che andremo a tutelare in futuro è l’identità digitale del minore, la sua libertà ed il suo diritto a non essere sovra esposto tanto nei confronti dei coetanei – si pensi al cyber bullismo –  tanto nei confronti di azioni commerciali aggressive da parte delle imprese si pensi alla pubblicità profilata.

Questa forma di tutela della persona a 360°, passa inevitabilmente da un controllo sui c.d. Big Data, oggi a panaggio delle società internet, ma speriamo un domani sotto il nostro controllo.  In tal senso come sostine Mulgan il vento della regolazione sta cambiando!

Fonti:

[1] Asked about Facebook’s responsibility for questionable content shared on Facebook, the CEO said: “I agree we’re responsible for content.”

[2] “I think the real question, as the internet becomes more important in people’s lives, is what is the right regulation, not whether there should be or not.” https://www.theguardian.com/technology/2018/apr/11/mark-zuckerbergs-testimony-to-congress-the-key-moments

 

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