Intervento al Namex Annual Meeting 2019

Roma, Parco dei Principi, 18 Giugno 2019

La regolamentazione della convergenza

Il settore dei servizi di media audiovisivi è oggi interessato da una profonda evoluzione. Si assiste al passaggio dalla televisione lineare a quella non lineare e all’affermarsi di una molteplicità di piattaforme: dalla IPTV alla Over the Top TV (OTT-TV) alla Web TV.  Convergono nel mercato dei servizi di media audiovisivi una pluralità di soggetti, player di settori un tempo totalmente separati: costruttori di apparati televisivi; operatori di telecomunicazione; nuovi attori, gli Over the Top, gestori di piattaforme, operanti attraverso Internet e sempre più attivi nell’aggregazione e nella distribuzione dei contenuti.  Sul mercato italiano fanno il proprio ingresso player internazionali quali Amazon, DAZN e Netflix. Cresce la rilevanza delle piattaforme online. Sono in corso poi processi di convergenza orizzontali, inter-settoriali, e verticali, intra-settoriali[1], che conducono ad elevati livelli di concentrazione ed all’affermarsi di grandi attori multinazionali attivi su scala globale.

Ed è in questa cornice che si inscrive la riforma della disciplina comunitaria delle comunicazioni elettroniche, completata con la pubblicazione[2], il 17 dicembre 2018, della Direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche.

Si tratta della quarta generazione del diritto comunitario delle comunicazioni elettroniche.

La direttiva, in vigore dal 20 dicembre, dovrà essere recepita e trasposta nell’ordinamento nazionale. Un impegno significativo, quello cui sono chiamati i legislatori nazionali, che scandirà il prossimo biennio, tenuto conto della deadline per il recepimento, fissata al 20 dicembre 2020.

All’attuale riforma va, anzitutto, riconosciuto il pregio di ricondurre a unità la disciplina di settore. La revisione del quadro normativo ha offerto, infatti, l’occasione per rifondere le quattro direttive del 2002 e semplificarne la struttura, al fine di renderla più coerente ed accessibile, anche in ottica di verifica dell’adeguatezza della regolamentazione[3]. Un approccio di “sistema”, che di fatto costituisce una conferma, a posteriori, della bontà della scelta del legislatore italiano di dare vita, sin dalle origini, ad un Codice unitario, in grado di seguire l’evoluzione di settori contraddistinti proprio da un’estrema dinamicità.

Nel merito, la riformacostituisce un’importante tappa della strategia della Commissione per il mercato unico digitale del 2015[4]. La riforma si pone, infatti, l’obiettivo di creare un contesto favorevole allo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi digitali ad alta velocità (secondo pilastro della strategia) e di promuoverne l’utilizzo da parte di tutti i cittadini e le imprese dell’Unione.Se da un lato il nuovo Codicescandisce un primo passo verso un futuro sempre più digitale dell’Europa, muovendo dalla necessità di rafforzare la competitività dell’Europa in un mercato sempre più globale, dall’altro si pone come strumento e fonte di nuovi diritti per i cittadini dell’Unione.

In un contesto in cui le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (ICT) non costituiscono più un settore a sé stante, bensì il “fondamento di tutti i sistemi economici innovativi moderni”, il Legislatore raccoglie la sfida di adattare la regolamentazione alla nuova realtà del mercato: una realtà in cui, grazie all’avvento degli Over the Top, la fornitura dei servizi di comunicazione elettronica non è più necessariamente abbinata alla fornitura di una rete[5].

Il nuovo Codice tenta perciò di rispondere ad una rinnovata istanza di avanzamento lungo quel percorso di convergenza tra settore delle telecomunicazioni e settore della radiodiffusione, che già nel 2002, come frutto della transizione dall’analogico al digitale, aveva condotto, nell’ambito delle direttive c.d. di seconda generazione[6], all’affermazione del principio fondamentale dell’assoggettamento delle reti di comunicazione elettronica[7]  ad un’unica disciplina, con ciò inducendo per il settore radiotelevisivo un progressivo avvicinamento al settore liberalizzato delle telecomunicazioni[8].

Se nel 2009, col terzo pacchetto di direttive comunitarie[9], il Legislatore si era sostanzialmente limitato a ribadire l’anelito alla convergenza, nel 2018 non poteva sottrarsi dal fornire una più concreta e attuale applicazione del principio, includendo nell’equazione un terzo termine, non più trascurabile: Internet, diventato ormai la “spina dorsale della moderna economia.”

IL PERIMETRO APPLICATIVO DELLA DISCIPLINA SETTORIALE

Cambia, dunque, in un’ottica di adeguamento alle innovazioni delle tecnologie e dei servizi sopravvenute in questi anni, il perimetro applicativo del quadro normativo europeo delle comunicazioni elettroniche.

La nuova sistematizzazione dei “servizi di comunicazione elettronica” introdotta dal Codice[10] espressamente annovera tra questi i “servizi di accesso ad Internet[11] e i “servizi di comunicazione interpersonale”, sia “basati sulla numerazione” sia “indipendenti dalla numerazione”.

In ciò risiede un primo importante elemento di innovazione. Il legislatore europeo estende, infatti, l’ambito di applicazione del Codice a soggetti (i fornitori di servizi di comunicazione interpersonale number-independent) che forniscono online servizi simili, se non sostitutivi, dei tradizionali servizi di comunicazione elettronica.  

Tra i “servizi di comunicazione elettronica” sono, inoltre, ricompresi (come terza fattispecie) i “servizi consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di segnali come i servizi di trasmissione utilizzati per la fornitura di servizi da macchina a macchina e per la diffusione circolare radiotelevisiva”. In questo intervento si rinviene un secondo importante elemento di innovazione e di adeguamento del diritto alle evoluzioni del contesto tecnologico e dei mercati verso la cosiddetta internet degli oggetti (IoT), in cui i servizi da machina a macchina avranno un ruolo predominante. 

A questo punto, tuttavia, il Codice sembra esaurire la spinta innovatrice. La riforma avviene, infatti, prevalentemente nella direzione di un’estensione della convergenza tra servizi di telecomunicazioni e servizi internet, delegando i significativi processi di integrazione tra televisione e internet alla direttiva sui servizi di media audiovisivi (SMAV)[12]. In tal modo restano esclusi dal perimetro soggettivo di applicazione del Codice i “servizi di piattaforme online per la diffusione di contenuti radiofonici o televisivi” [13]. La SMAV d’altro canto è incentrata sulla regolazione dei contenuti ed è perciò solo da questa prospettiva che guarda ai “servizi di piattaforme per la condivisione di video “[14].

LA DISCIPLINA DELL’ INGRESSO NEL MERCATO

Il Legislatore non ha, dunque, introdotto nel Nuovo Codice innovazioni di rilevo alla disciplina del settore radiotelevisivo, bensì si è limitato a ribadire la specificità della regolamentazione della politica audiovisiva e dei contenuti, che nasce dall’esigenza di perseguire “obiettivi di interesse generale, quali la libertà di espressione, il pluralismo dei mezzi di informazione, l’imparzialità, la diversità culturale e linguistica, l’inclusione sociale, la protezione dei consumatori e la tutela dei minori[15], pur riconoscendone i collegamenti con la regolamentazione delle comunicazioni elettroniche.

È, infatti, proprio sulla strumentalità della disciplina delle reti e dei servizi rispetto al regime dei contenuti audiovisivi che si fonda il riconoscimento da parte del Legislatore di una specialità del settore radiotelevisivo rispetto al settore delle telecomunicazioni, il che ad esempio giustifica il riconoscimento, per tale settore, di uno “status speciale in deroga” nella gestione dello spettro radio: l’adozione di criteri e procedure “specifici” nella concessione dei diritti d’uso individuali dello spettro[16], deroghe ai requisiti per le procedure aperte, obblighi asimmetrici a tutela del pluralismo, obblighi di trasmissione[17] di specifici canali o servizi, quali quelli a supporto delle funzionalità della televisione connessa e delle guide elettroniche ai programmi.

Né si applica alle frequenze per la diffusione di contenuti radiofonici o televisivi il nuovo sistema di scrutinio – procedura di peer-review da parte del Radio Spectrum Policy Group – introdotto dal Codice ai fini dell’armonizzazione dell’assegnazione dei diritti d’uso delle risorse frequenziali[18],[19].

LA DISCIPLINA DELL’ACCESSO

Analogamente, non subisce variazioni di rilievo la disciplina dell’accesso ai servizi radiotelevisivi digitali, alla quale, come detto, la radiodiffusione è assoggettata in virtù dell’approccio convergente applicato alla regolamentazione dell’intero settore delle comunicazioni elettroniche già a partire dal 2002[20].

LA TUTELA DELL’UTENZA

Se, dunque, restano sostanzialmente immutate, nel settore dei servizi di media audiovisivi, la disciplina dell’ingresso nel mercato e la disciplina dell’accesso, ad essere significativamente ripensato è il quadro delle tutele, nell’ottica di predisporre strumenti di garanzia per gli utenti adeguati ai nuovi scenari di convergenza.  

È nell’ambito della tutela dell’utente che la nuova direttiva attua (e confina) anche l’estensione degli obblighi del Codice al mondo dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica online (i.e. gli operatori number-independent). Tale estensione avviene, però, in maniera graduata (nonché frammentaria), solo laddove il rispettivo modello di business li ponga sul medesimo piano dei fornitori tradizionali[21]. Gli obblighi sono, pertanto, articolati in base alle caratteristiche specifiche dei servizi offerti e alla sostanziale assimilabilità degli stessi ai tradizionali servizi di comunicazione elettronica. Trattandosi di un’applicazione condizionale (subordinata ad un’analisi di sostituibilità tra servizi), essa richiederà peraltro una valutazione caso per caso del servizio in esame.

All’intero complesso di regole il Legislatore garantisce, peraltro, un livello di “armonizzazione massima” all’interno dell’Unione, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione normativa tra Stati membri, cui si deve l’emergere di barriere all’ingresso nel mercato interno.

In particolare, nel settore dei servizi di media audiovisivi, vengono ampliate le disposizioni volte ad assicurare L’INTEROPERABILITÀ DELLE APPARECCHIATURE RADIOTELEVISIVE DI CONSUMO[22]. L’obiettivo è garantire ai consumatori la possibilità di effettuare la connessione più completa possibile, attraverso la disponibilità, da un lato, di ricevitori radio in grado di ricevere riprodurre i servizi radio forniti attraverso radiodiffusione digitale terrestre o reti IP, dall’altro, di apparecchi televisivi digitali dotati di connettori in grado di trasmettere tutti i componenti del segnale digitale e assicurare l’interoperabilità delle apparecchiature. Si intende, cioè, assicurare che le funzioni delle apparecchiature radiotelevisive attuate nei connettori non vengano artatamente limitate dagli operatori di reti, dai fornitori di servizi o dalle aziende manifatturiere.  Il Legislatore promuove, inoltre, la realizzazione di una norma comune per la presentazione dei servizi televisivi connessi, incoraggiando gli Stati Membri e la Commissione ad assumere iniziative d’indirizzo in tal senso.

In secondo luogo, il Legislatore adegua la norma all’evoluzione dell’offerta ed, in particolare, al moltiplicarsi delle OFFERTE IN CUI L’EROGAZIONE DEL SERVIZIO È ABBINATA ALLA FORNITURA DELLE APPARECCHIATURE D’UTENTE: se, da un lato, perciò, il Nuovo Codice prevede che i fornitori di servizi di televisione digitale garantiscano l’interoperabilità delle apparecchiature di televisione digitale fornite agli utenti finali e, quindi, la riutilizzabilità delle stesse con altri fornitori di servizi di televisione digitale, dall’altro, il Nuovo Codice amplia il sistema di tutela previsto in caso di recesso e trasferimento dell’utenza, disponendo che gli utenti finali abbiano la possibilità, al termine del loro contratto,  di restituire le apparecchiature di televisione digitale in modo semplice e gratuito, qualora esse non siano pienamente interoperabili con i servizi di televisione digitale di altri fornitori.

Da ultimo, rispetto alle direttive del 2009, il Nuovo Codice adegua le disposizioni in materia di OFFERTE DI PACCHETTI DI SERVIZI, oggi sempre più diffusi e rilevanti ai fini della concorrenza. Se i pacchetti, da un lato, apportano benefici ai consumatori, dall’altro essi possono rendere il cambiamento di fornitore più difficile o costoso e aumentare i rischi di immobilizzazione contrattuale. Al riguardo, il Legislatore stabilisce che, qualora un pacchetto di servizi o un pacchetto di servizi e apparecchiature terminali comprenda almeno un servizio di accesso a internet o un servizio di comunicazione interpersonale basato sul numero accessibile al pubblico, talune disposizioni della direttiva in materia di informativa contrattuale, trasparenza, durata e risoluzione dei contratti e cambiamento di fornitore si applichino a tutti gli elementi del pacchetto, compresi quelli non altrimenti contemplati dalle disposizioni del Codice, quali le apparecchiature terminali, il contenuto digitale, i servizi digitali e i servizi televisivi[23].

Certo, si tratta di un primo passo verso la consapevolezza del ruolo dei nuovi attori del mercato, ma che, per i motivi descritti, è ancora lontano dal realizzare un vero e proprio level playing field tra operatori tradizionali e operatori online.

Il bilancio di mandato e le sfide future

È indubbio che questi siano stati anni caratterizzati da profondi mutamenti tecnologici e di mercato. AGCOM ha cercato di intercettare e interpretare i cambiamenti, adeguando, ove già da ora possibile, la regolamentazione alle nuove sfide o tracciando un percorso di evoluzione, da consegnare, come missione, al prossimo Consiglio.

Come raccontarvi tutto ciò che Agcom ha fatto dalla sua istituzione ad oggi?  Forse un video ci può aiutare. Vi ruberò solo un minuto.

Da ultimo, solo pochi giorni fa, il 3 giugno, l’Autorità ha concluso l’analisi coordinata dei mercati relativi alla rete di accesso fissa, fissando le regole che per i prossimi anni guideranno lo sviluppo delle reti ad alta capacità verso gli obiettivi della Gigabit Society posti dall’Unione europea.[24] A tal fine, è agevolata la migrazione delle linee di accesso dal rame alla fibra (decommissioning), introdotta la deregolamentazione del comune di Milano, nonché la differenziazione geografica dei rimedi in poco meno di 30 città italiane al ricorrere di specifiche condizioni, legate alla presenza di reti di accesso NGN alternative a quella dell’incumbent e alla diffusione dei servizi OLO nei mercati al dettaglio e all’ingrosso.

 L’Autorità è, inoltre, estremamente attenta alla questione del controllo della rete di accesso e al progetto di realizzazione di una rete unica: nell’ambito dell’analisi dei mercati, pertanto, ha valutato l’impatto della proposta di separazione volontaria della rete fissa di accesso presentata da TIM nel 2018; quanto alle prospettive di integrazione fra TIM ed Open Fiber, invece, l’Autorità monitora con attenzione l’evoluzione del negoziato, nell’ottica di contribuire ad operazioni strutturali che creino valore per il sistema paese, assunto che la rete di accesso è asset fondamentale per il conseguimento dei citati obiettivi della Gigabit Society.

Per questi motivi, Agcom ha anche fortemente promosso lo sviluppo delle reti 5G, contribuendo ad un importante primato nazionale: l’Italia è stato il primo paese europeo ad assegnare il 94% delle bande “pioniere” del 5G. L’indice DESI 2019[25] colloca l’Italia al 2° posto in Europa nella preparazione al 5G[26]. Agcom è riuscita nel complesso compito di definire le regole di assegnazione e utilizzo dello spettro, favorendo la valorizzazione delle risorse in misura nettamente superiore al previsto e, allo stesso tempo, ponendo solide basi per lo sfruttamento efficiente dello spettro 5G. Il quadro di regole è innovativo e flessibile, idoneo a promuovere il più ampio livello di copertura e di accesso ai futuri servizi 5G sul territorio nazionale e tutti i possibili futuri sviluppi legati alle stesse tecnologie.

In parallelo, Agcom sta gestendo il processo di liberazione (refarming) della banda a 700 MHz – una delle bande pioniere per il 5G in Europa- dai servizi di broadcasting ed il riassetto dell’intero sistema radiotelevisivo nella banda (sub-700) ancora disponibile per la radiodiffusione, allo scopo di assicurare alla piattaforma digitale terrestre un “futuro sostenibile”, sia dal punto di vista tecnologico sia economico.    

Non si può non ricordare, infine, l’importante azione che Agcom, quale autorità convergente, svolge nel settore media per ridurre gli effetti negativi del diffondersi di internet come mezzo per l’accesso all’informazione, con misure di contrasto alle fake news.

Per il futuro, l’Autorità si troverà a svolgere la propria funzione di “arbitro” in uno scenario in cui la televisione digitale terreste vedrà certamente insidiato dal broadband il ruolo di piattaforma d’elezione per “informare, intrattenere e istruire il grande pubblico”, sia per effetto della crescente attrattività delle offerte su reti a banda larga, sia per la progressiva erosione delle risorse di spettro a disposizione per la radiodiffusione.  Ciò senz’altro richiederà una particolare attenzione da parte del regolatore, che dovrà garantire un level playing field tra gli attori del mercato, ma soprattutto richiederà una risposta da parte dei broadcaster.  

Pur preservando la centralità della piattaforma di radiodiffusione, che certamente può vantare tra i propri punti di forza la capillarità della diffusione, l’accessibilità, la gratuità e la facilità di utilizzo, i broadcaster sono chiamati a ridisegnare i propri modelli di business e investire nell’evoluzione tecnologica della piattaforma digitale terrestre verso una TV ibrida broadcast-broadband (Hybrid Broadband Broadcasting TV), che coniughi l’accesso ai canali televisivi tradizionali con servizi di video a richiesta e servizi Internet, e sia in grado di interfacciarsi e integrarsi  con le reti 5G, sfruttando la flessibilità e l’apertura dello standard.

Peraltro, è atteso il lancio sul mercato del primo televisore 8K dotato di connettività 5G e router integrato per ricevere e inviare dati ad alta velocità a tutti i dispositivi della rete domestica.

Come si intuisce, quindi, solo gli operatori del mercato possono cogliere appieno le opportunità della tecnologia. Del resto, è sempre valido il principio enunciato da Charles Darwin nel 1809: “It is not the strongest of species that survives, nor the most intelligent, but the one most responsive to change.”  

Al Regolatore spetta, invece, il compito di incentivare l’innovazione e stimolare la concorrenza, garantendo un’equa competizione tra soggetti tradizionali e OTT nei mercati convergenti della società digitale.

Per rispondere quindi alla suggestione da cui trae spunto il dibattito, se il Contenuto è il Re, la Regina non può che essere la Rete!

E come negli scacchi….la Regina salva il Re.


[1] Crescente integrazione nella produzione di reti, servizi, contenuti e apparati.

[2] nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.

[3] Iniziativa Regulatory Fitness — REFIT.

[4] Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni recante una “Strategia per il mercato unico digitale in Europa” del 6 maggio 2015.

[5]Ciascuna delle direttive c.d. di seconda/terza generazione (le direttive 2002/19/CE, 2002/20/CE, 2002/21/CE e 2002/22/CE) prevede misure applicabili ai fornitori sia di reti sia di servizi di comunicazione elettronica, in linea con la regolamentazione storica del settore, in base alla quale le imprese erano verticalmente integrate, vale a dire attive nella fornitura sia di reti che di servizi.

[6] Direttiva quadro (2002/21/CE), direttiva accesso (2002/19/CE), direttiva autorizzazioni (2002/20/CE), direttiva servizio universale (2002/22/CE).

[7] Nel cui novero sono appunto ricomprese “le reti utilizzate per la diffusione circolare dei programmi sonori e televisivi”.

[8] Restava, tra i due settori, una solida differenza: quella della disciplina dei contenuti, irrilevante nelle comunicazioni elettroniche e, al contrario, tratto saliente delle disposizioni dettate per il settore dell’audiovisivo.

[9] La direttiva n. 2009/136/CE e la direttiva n. 2009/140/CE.

[10] Cfr. articolo 2 del Codice.

[11] Così come definiti dal Regolamento 2015/2120 (c.d. “Telecom Single Market”)

[12] DIRETTIVA (UE) 2018/1808 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 14 novembre 2018 recante modifica della direttiva 2010/13/UE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi), in considerazione dell’evoluzione delle realtà del mercato.

[13] Ai sensi dell’articolo 2, comma 4 della Direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio, si definisce “servizio di comunicazione elettronica: i servizi forniti di norma a pagamento su reti di comunicazioni elettroniche, che comprendono, con l’eccezione dei servizi che forniscono contenuti trasmessi utilizzando reti e servizi di comunicazione elettronica o che esercitano un controllo editoriale su tali contenuti”.

[14] Cfr. art. 1, comma 1, lett.b): “servizio di piattaforma per la condivisione di video”, un servizio quale definito agli articoli 56 e 57 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ove l’obiettivo principale del servizio stesso, di una sua sezione distinguibile o di una sua funzionalità essenziale sia la fornitura di programmi, video generati dagli utenti o entrambi per il grande pubblico, per i quali il fornitore della piattaforma per la condivisione di video non ha responsabilità editoriale, al fine di informare, intrattenere o istruire attraverso reti di comunicazioni elettroniche ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della direttiva 2002/21/CE e la cui organizzazione è determinata dal fornitore della piattaforma per la condivisione di video, anche con mezzi automatici o algoritmi, in particolare mediante visualizzazione, attribuzione di tag e sequenziamento;»

[15] Considerato 7 della Direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio.

[16] Cfr. articolo 48 del Codice. Tuttavia, la procedura di concessione di tali diritti dovrebbe comunque essere obiettiva, trasparente, non discriminatoria e proporzionata. 

[17] Cfr. art. 114 del Codice.

[18] Cfr. articolo 35 del Nuovo Codice.

[19] che in ogni caso, nella versione definitiva del Codice, assume carattere opzionale (su richiesta dell’ANR notificante) e non è più centrato sul BEREC, bensì sull’RSPG (gruppo consultivo della Commissione europea composto dai rappresentanti dei regolatori nazionali competenti in tema di spettro), eventualmente integrato da esperti del BEREC.

[20] Così, il Nuovo Codice mantiene invariate le disposizioni delle precedenti direttive inerenti all’accesso condizionato ai servizi radiotelevisivi digitali. Cfr. articolo 62 del Nuovo Codice. È previsto che le imprese che forniscono servizi di accesso condizionato, da un lato, offrano a tutte le emittenti radiotelevisive, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, servizi tecnici per la ricezione dei rispettivi servizi radiotelevisivi in digitale, dall’altro, impongano condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie nel concedere licenze ai produttori di apparecchiature di consumo, favorendo l’inclusione nel prodotto di un’interfaccia comune per la connessione con sistemi di accesso diversi

[21] Cfr. articoli 102 e seguenti.

[22] Cfr. articolo 113. Tali disposizioni in ogni caso non si applicano ai prodotti nei quali il ricevitore radio è puramente accessorio, quali gli smartphone, né alle apparecchiature utilizzate da radioamatori.

[23] Cfr. articolo 107 del Nuovo Codice.

[24] Lo schema di provvedimento è stato notificato alla Commissione europea ai fini dell’acquisizione del parere e sarà approvato definitivamente entro la fine del mese di luglio.   

[25] Cfr. Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI), Relazione nazionale per il 2019, Italia.

[26] L’asta per l’assegnazione dello spettro nelle bande “pioniere” del 5G (700 MHz, 3,6 GHz e 26 GHz) si è tenuta nel 2018. Mentre le bande 3,6 GHz e 26 GHz dovevano essere rese disponibili entro il 1º dicembre 2018, si prevede che la banda 700 MHz verrà messa a disposizione solo entro luglio 2022. Questo spiega perché l’Italia registri soltanto il 60 % in termini di preparazione al 5G, posizionandosi comunque al 2º posto.

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