Il Sole 24 Ore: l’editoriale di Antonio Martusciello sul tema “Norme uguali fra big e operatori tradizionali”

Il Sole 24 Ore, 27 Settembre 2017

Nell’ultimo decennio, gli Over the Top sono stati in grado di affermare a tal punto il proprio potere da riuscire a capitalizzare perfino più delle società petrolifere e assumere di conseguenza una posizione dominante nei mercati di riferimento. Se pensiamo alle origini della Rete non possiamo che rivelare la contraddizione che abbiamo dinanzi. Il web, nato come un’infrastruttura pubblica del Pentagono, è divenuta oggi una realtà economica, appannaggio di poche aziende che dettano le regole del mercato e impongono il loro business model.

In tale scenario è opportuno interrogarsi sulla possibilità di adottare un sistema di regole che tenga conto delle specifiche tipologiche degli ambienti digitali e sia in grado di circoscrivere eventuali abusi. Le modalità e le soluzioni prospettate sono però ancora in discussione. Oltreoceano, ad esempio, si è dibattuto se contenere la crescita di questi operatori, limitando nuove acquisizione, o se inquadrarli nell’ambito delle public utilities a cui attribuire obblighi e vincoli, come per i settori più tradizionali. In Europa, invece, gli ultimi anni sono stati contraddistinti da un approccio più rigoroso: dalla multa di 3 milioni di euro, comminata dall’Antitrust italiana, a Whatsapp per lo scambio dei dati con Facebook, a quella di 2,4 miliardi di euro imposta dalla commissione a Google per la condotta anti concorrenziale perpetrata nel settore degli acquisti online; più recentemente va poi sottolineata la dichiarazione dei ministri finanziari di Italia, Spagna, Germani e Francia volta a stimolare il dibattito sulla web tax. Dinanzi a un approccio più propriamente regolatorio (quello statunitense) e uno antitrust (quello europeo), una delle poche certezze è che non possibile rimanere inermi.

E’ chiaro che le due strategie sono l’una complementare all’altra. In presenza di una situazione distorsiva dei mercati di riferimento, in cui alla concorrenza si contrappone una situazione monopolistica, l’obiettivo principale è ristabilire un sano equilibrio dei rapporti economici, ma anche pensare a un sistema regolatorio più incisivo che consenta finalmente di fare chiarezza. in questo scenario, non può non riaffiorare alla mente il caso della statunitense AT&t, a lungo monopolista nella progettazione, costruzione e installazione dell’intero sistema telefonico e dei collegamenti sottomarini via cavo, i cui pregiudizi arrecati al settore furono inizialmente circoscritti attraverso la prescrizione di alcuni obblighi (dalla cessione dei propri brevetti all’imposizione di investimenti in ricerca e sviluppo) e poi, nel 1984, comportarono la divisione della società in vari segmenti. E’ indubbiamente complesso prevedere una strategia simile per gli OTT il cui asset strategico è fondato sui dati.

Una soluzione radicale potrebbe essere quella di liberalizzare i dataset che non sarebbero più esclusivamente di Facebook, Google o Amazon. Del resto, in un ecosistema in cui l’algoritmo è sovrano e i big data costituiscono un fattore essenziale di competitività, l’apertura di tale mercato potrebbe ampliare la competizione, consentendo all’utente di non restare imbrigliato nella piattaforma e invece di scegliere l’operatore più funzionale alle sue esigenze. Certo questo tipo di intervento è senz’altro utile per sbloccare il potenziale dell’economia dei dati, ma andrebbero valutate le ripercussioni sulla privacy di ciascun utente. Anche riproporre l’approccio statunitense della scissione societaria non sembra essere del tutto immune da rischi. Pensare alla separazione tra motori di ricerca e, ad esempio, i loro servizi commerciali, significherebbe realizzare una sorta di pianificazione strutturale che nulla ha a che vedere con l’economia di mercato. Tale forma di unbunding, già prospettata nel 2014 dal Parlamento europeo, come noto, non aveva riscosso l’appoggio della Commissione.

Che fare dunque? Si tratta di una questione delicata. Se, da un lato, in un mercato globalizzato, interventi protezionistici sono chiaramente da scongiurare, dall’altro non possiamo più consentire una discriminazione regolamentare e normativa tra OTT e operatori tradizionali. Continuare su tale percorso rischia solo di consolidare ulteriormente il ruolo dei giganti del web, impedendo l’ingresso di nuovi soggetti e rafforzando le posizioni di dominanza che si sono costituite. Ecco che ristabilire un level playing field tra operatori può essere uno strumento utile per arginare i monopoli tecnologici. Come sosteneva Friedman, “il governo è necessario sia come luogo dove discutere le regole del gioco sia come arbitro per interpretare ed imporre le regole così decise”. Dobbiamo quindi essere coscienti che l’esistenza di un mercato libero non elimina la necessità di un intervento ma garantisce al contrario che esso si realizzi nel modo più completo ed equilibrato possibile.

Antonio Martusciello

Fonte: Il Sole 24 Ore

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