Il Mattino: la riflessione di Antonio Martusciello sul Cyberbullismo

Il Mattino - Napoli, 7 Ottobre 2017

Il fermo dei tre minorenni accusati dello stupro di Marechiaro e individuati dalla vittima attraverso Facebook, riapre l’attenzione sul ruolo dei social network. Certo la piattaforma ha consentito alla quindicenne di cercare e individuare i suoi aguzzini, ma a che prezzo? La ragazza è stata esposta a una brutale lapidazione avvenuta nella pubblica piazza della Rete. In quel mondo, cioè, in cui la velocità dei mezzi di comunicazione fornisce talvolta una percezione distorta dell’azione perpetrata, in cui l’idea di poter cancellare l’offesa offusca la consapevolezza dell’oppressore. Se l’insulto è grave si cancella, ma è anche vero che con un semplice colpo di mouse non è possibile eliminarlo dal web: il contenuto è destinato infatti a circolare da un social all’altro. In questo modo, l’implacabile memoria di Internet si impone alla nostra. Ed è proprio quello che è accaduto alla giovane vittima che ha cercato invano di bloccare, cancellare, oscurare i contenuti offensivi.

Negli ultimi anni i social media sono investiti di una significativa responsabilità nella lotta ai fenomeni di devianza in Rete. I colossi hi-tech, se da una parte promuovono e agevolano la libertà di espressione, dall’altra accettano la responsabilità dell’impatto che la diffusione di forme illegali di incitamento all’odio possono innescare. Il vero problema è che, attraverso questo sistema, strumenti e informazioni della comunicazione digitale vengono utilizzati per molestare, insultare, diffondere contenuti compromettenti, e perfino ricattare. A più livelli è stata quindi avvertita la necessità di un’opera di responsabilizzazione delle piattaforme social.

La Commissione europea, ad esempio, già lo scorso anno, ha presentato un codice di condotta con un elenco di impegni per combattere la diffusione dell’hate speech mediante procedute volte alla rimozione di contenuti che incitino all’odio. In Italia, un primo e significativo passo è stato compiuto con la promulgazione della legge sul cyberbullismo, che, entrata in vigore lo scorso giugno, ha fornito una serie di strumenti di controllo, seppur con i limiti di una policy prevalentemente privata. Solo recentemente un’indagine del quotidiano britannico The Guardian ha portato alla luce le linee guida adottate da Fb, evidenziando che esistono più di cento manuali interni ispirati a regole che non sembrano fondarsi nè su principi di diritto, nè su etica e moralità comuni. Un interventismo che ha evidenziato risultati comunque deludenti anche in termini di efficacia.

La rimozione dei contenuti lesivi, ad esempio, si è rivelata spesso inadeguata a contrastare la viralità della Rete. E’ ovvio che la potenzialità offensiva di un commento o di un video può essere aggiornata solo attraverso un’azione tempestiva. I recenti casi di cronaca in Italia e nel mondo l’hanno dimostrato. il video trasmetteva in diretta la morte di una ragazza di dodici anni sui social network (Katelyn Nicole Davis di Polk County, in Georgia) è apparso immediatamente su diversi siti, tra cui Facebook e Youtube. Se Youtube ha eliminato abbastanza rapidamente il video, Facebook invece ha impiegato quasi due settimana, con la conseguenza che nel frattempo il contenuto aveva girato il mondo. Ritenere quindi i social come una semplice piazza virtuale non aiuta a risolvere il fenomeno. Appare invece necessario un intervento normativo sovranazionale che sia capace di incidere finalmente sul ruolo di queste piattaforme, pretendendo da esse la stessa responsabilità che hanno gli altri mezzi di comunicazione.

Antonio Martusciello

Fonte: Il Mattino – Napoli

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