Nel mondo iperconnesso, da un lato i giornalisti sono chiamati a sostituire penna e taccuino, con tastiera e cellulare, dall’altro il discorso politico subisce un epocale cambiamento, contraendosi in cinguettii di pochi caratteri o nei post su Facebook. Un approccio forse vicino (o lontano, chissà) al pensiero di Arthur Schopenhauer, quando sosteneva che «segno di testa eccellente è il saper rinchiudere molti pensieri in poche parole», ma sicuramente in grado di influenzare aspetti pragmatici della comunicazione.
Il messaggio è sempre più caratterizzato da ibridazione e crossmedialità. Secondo fonti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), il 70% degli individui utilizza, per informarsi, più mezzi, mentre la percentuale si attesta al 28% quando si tratta di determinare la propria opinione elettorale. Inoltre, la comunicazione politica online viene più ampiamente istituzionalizzata mediante un processo avviato anche dai mass media tradizionali. Del resto (…)