



IL RUOLO DELLA GOVERNANCE MULTISTAKEHOLDER DI INTERNET NELLA DIFFUSIONE DELLA CONNETTIVITÀ NAZIONALE
Molti sono i temi che interessano il mercato delle telecomunicazioni, termine ormai obsoleto, se consideriamo tutto ciò che gravita intorno a esso e che da esso deriva. Più propriamente allora dobbiamo discorrere delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e conseguentemente delle trasformazioni che esse impongono alla nostra società. Tra i principali agenti di questi cambiamenti si colloca, da un lato, il processo che coinvolge governi, organizzazioni e individui e, dall’altro, il consolidamento dell’uso e l’adozione di Internet come infrastruttura critica per i processi sociali, economici, politici e culturali.
Parlare di governance, non significa solo discorrere di principi, regole o delle procedure, questa, infatti, se connessa al tema della Rete assume una portata decisamente più ampia, i cui effetti si irradiano in vari ambiti. Essa ha un ruolo fondamentale nel promuovere l’inclusione digitale e ridurre le disuguaglianze attraverso la diffusione della connettività in quanto in grado di influenzare la capacità di un paese di gestire questioni sociali, culturali, ambientali ed economiche.
Tuttavia, promuovere e coordinare dibattiti rilevanti di interesse nazionale – e sovrannazionale – in aree cruciali per la trasformazione digitale, la sicurezza digitale e la protezione dei dati personali, volti a favorire lo sviluppo di normative che includano diritti e doveri in ambito digitale non è questione semplice perché introdurre misure di governance, da un lato richiede di preservare l’efficienza del sistema Internet, ma dall’altro di garantire la sicurezza dei cittadini.
La complessità non è solo operativa, si riscontra già dal punto di vista terminologico: a oggi, continuano a persistere rilevanti differenze linguistiche nelle tassonomie e classificazioni che le istituzioni di tutto il mondo hanno provato ad elaborare per procedere alla definizione di governance, la cui difficoltà risiede, appunto, nella sua natura multidisciplinare.
Ancora una volta diviene evidente che, quando si parla di Internet la linea di demarcazione fra tecnico e giuridico diviene sottile, se non labile.
Un ulteriore aspetto riguarda il perimetro entro cui operare. L’applicazione delle politiche secondo meccanismi che consentano di riconoscere lo specifico ruolo dei soggetti presenti nel sistema può preservare i vantaggi di Internet in larga misura, determinando una regolamentazione adeguata. Vale la pena riconoscere che molte delle organizzazioni che popolano l’ecosistema della rete svolgono più ruoli. Alcune hanno componenti verticali che dovrebbero essere viste da una prospettiva che rispecchi la struttura stratificata di Internet quando si valutano possibili risposte normative a problemi di governance.
Altra considerazione riguarda gli aspetti più pratici e dunque il futuro delle tecnologie, e in particolare del 5G. Il tema quindi va meglio contestualizzato, al fine di individuare quali innovazioni tecnologiche, normative e di governance siano necessarie per consentire al mobile non solo di sopravvivere, ma di prosperare in un panorama tecnologico e aziendale sempre più competitivo.
È ormai noto come le nuove tecnologie, in primis l’Intelligenza Artificiale, stiano garantendo un’integrazione sempre più verticale e orizzontale, senza soluzione di continuità, dell’intera catena del valore di un prodotto, rispetto ai quali uno dei principali fattori abilitanti è costituito, come noto, dalla quinta generazione di sistemi di telecomunicazione, il 5G.
Questo standard di comunicazione permette agli operatori di fornire una connettività wireless ad ampissima capacità e bassissima latenza ad una vasta gamma di industrie “verticali”, aprendo importanti scenari per la nascita di nuovi modelli di business in tutti i settori industriali.
Tuttavia, il 5G non costituisce solo una nuova generazione di tecnologia mobile; è il fondamento su cui verrà costruito il prossimo decennio di innovazione e crescita. Con il traffico mobile in continua espansione e l’emergere di nuove applicazioni, i sistemi di quinta generazione si pongono come la soluzione in grado di soddisfare la crescente domanda di connettività ad alta velocità, bassa latenza e affidabilità senza precedenti.
La vera rivoluzione, però, va oltre le sue capacità tecniche. Il 5G è destinato a trasformare radicalmente molti aspetti della nostra vita sociale, civile e industriale. Con il suo arrivo, si prevede un notevole aumento della capacità di banda e della velocità di trasmissione, che consentirà una connettività senza precedenti. Più di tutto, questa tecnologia renderà possibile un’era di connettività pervasiva e automazione intelligente, arricchendo la vita quotidiana delle persone e trasformando i processi industriali in modi che ora possiamo solo immaginare.
Il 5G costituisce il perno di un ecosistema emergente che promette di guidare la trasformazione digitale verso una “Gigabit Society” – una società connessa, veloce ed efficiente come mai prima d’ora.
Tuttavia, un altro aspetto importante e poco sottolineato riguarda l’impulso che questa nuova tecnologia può fornire anche alla copertura ultra-broadband delle aree a fallimento di mercato. Infatti, già oggi quasi tutti i principali Operatori offrono parte della copertura in tecnologia FWA (Fixed Wireless Access) prevedendo, quindi, l’uso di una rete mista, formata in parte da una rete cablata in fibra ottica e in parte da una rete che sfrutta le frequenze radio. Tale rete, più flessibile ed economica, è più adatta a fornire copertura in luoghi che sarebbe difficile raggiungere con una rete in fibra ottica. È il caso di località montane, aree scarsamente abitate o zone rurali di difficile accesso. La rete di tipo FWA è potenzialmente la soluzione più rapida per superare il digital divide e permette a chi vive in queste aree di accedere a una rete internet ad alta velocità.
Il 5G sarà, quindi, utilizzato, oltre che per soddisfare i fabbisogni della sola clientela mobile tradizionale, anche come abilitatore dell’infrastruttura FWA nelle zone rurali del Paese. L’impegno del governo italiano, attraverso il piano “Italia 5G”, con un investimento di 2,02 miliardi di euro, sottolinea la determinazione nazionale nel sostenere lo sviluppo e la diffusione di questa tecnologia. Questo piano ambizioso mira a garantire una connettività radiomobile di alta qualità su tutto il territorio nazionale, collegando le stazioni radio base con fibra ottica e densificando la rete per offrire velocità di almeno 150 Mbit/s in downlink e 30 Mbit/s in uplink, anche nelle aree meno servite.
La missione nazionale è chiara: utilizzare il 5G per creare un tessuto connettivo che unisce l’intera nazione, eliminando le disparità digitali e promuovendo uno sviluppo equo e inclusivo. Ecco che allora – come sottolineavo in apertura – non si tratta solo una questione di velocità e capacità, quanto di uno strumento di coesione sociale, di innovazione e di progresso.
Come Presidente dell’Organo di vigilanza sulla parità di accesso della rete di TIM, mi preme sottolineare l’importanza di adottare un approccio quanto più trasparente possibile nell’implementazione e gestione delle infrastrutture 5G, soprattutto se sostenuti pubblicamente.
Conformemente alla Delibera Agcom n. 67/22/CONS e alle sue linee guida per l’accesso wholesale alle reti a banda ultra-larga, è imperativo che gli operatori, beneficiari di contributi pubblici, rispettino rigorosamente gli obblighi di non discriminazione. Questo principio appare fondamentale affinché tutti gli operatori, indipendentemente dalle loro dimensioni o dalla loro forza di mercato, abbiano le medesime opportunità di accesso a queste infrastrutture strategiche.
È importante sottolineare che, proprio ai sensi della Delibera 67/22/CONS, infatti, l’aggiudicatario è tenuto a rispettare una serie di obblighi relativi alla fornitura dell’accesso all’infrastruttura realizzata con il finanziamento pubblico, tra i quali anche il principio di non discriminazione, dettato che sta alla base dell’istituzione dell’”Organo di vigilanza sulla parità di accesso della rete di TIM” che ho l’onore di presiedere.
Inoltre, al fine di garantire una reale parità di accesso nell’infrastruttura 5G sostenuta da finanziamenti pubblici, l’Autorità ha ritenuto giustificata l’implementazione di un sistema di misurazione delle prestazioni svolte dall’operatore beneficiario, coerentemente con le indicazioni risalenti alla Raccomandazione 2013/466/UE, relativa agli obblighi di non discriminazione sulla banda larga, con specifici indicatori di performance capaci di coprire almeno il processo di delivery, il processo di assurance, la disponibilità dei servizi e l’indisponibilità dei sistemi wholesale.
Di fatto, con l’avvento del 5G è possibile pensare ad un’unica infrastruttura di accesso in cui si perderà la distinzione netta tra rete di accesso fissa e mobile. In questo nuovo contesto il ruolo dell’Organo di vigilanza di TIM potrà, ancora una volta, essere impiegato per assicurare il rispetto delle pari opportunità di accesso a questa unica piattaforma infrastrutturale strategica per tutti gli operatori di telecomunicazioni e per il Sistema Paese.
In conclusione, il nostro obiettivo comune dovrà essere quello di garantire che l’infrastruttura 5G sia strumentale a promuovere la competitività, l’innovazione e la parità di accesso. Sarà importante, però, istituire meccanismi di verifica e controllo efficaci, simili a quello che TIM e Agcom hanno adottato istituendo l’Organo di vigilanza, per assicurare che questi principi non rimangano lettera morta, ma diventino la norma operativa nel nostro viaggio verso una società digitale completamente connessa.
Sempre nell’ottica di adeguamento del quadro regolamentare al mutato contesto competitivo, questo scenario sarà poi ulteriormente arricchito dalla nuova analisi coordinata dei mercati dei servizi di accesso alla rete fissa (avviata con delibera n. 152/23/CONS). Un’analisi che per la prima volta riguarda un orizzonte quinquennale (2024-2028) in coerenza con gli obiettivi di stabilità e predicibilità regolamentare richiesti dalla normativa europea e dal Codice delle comunicazioni elettroniche e per la quale si attende – proprio in questi giorni – il parere della Commissione europea.
Nel nuovo scenario regolamentare, la maggior complessità del contesto tecnologico in atto e la vigilanza sul settore coinvolgeranno – ancor di più – l’Organo di vigilanza e il suo ruolo svolto a garanzia della parità di trattamento.
La compiuta attuazione delle politiche sinora realizzate – le quali presentano un connotato più marcatamente infrastrutturale – è essenziale per attuare un’altra politica pubblica, finalizzata alla costruzione di una rete pubblica wi-fi ampia e gratuita, accessibile alle più ampie fasce di popolazione. La diffusione di una rete wi-fi capace di coprire interi territori necessita, infatti, di una preesistente base infrastrutturale, sia essa fissa (cavo) o mobile (5G). Tuttavia, il conseguimento degli standard stabiliti in sede europea presuppone, all’evidenza, lo stanziamento di ingenti risorse, la maggior parte delle quali è oggi riconducibile ai finanziamenti del PNRR. Altri finanziamenti sono imputabili al FSC (Fondo per lo sviluppo e la coesione) e alle leggi annuali di bilancio.
Più ampiamente però ritengo che occorra supportare il settore attraverso degli strumenti di politica industriale che consentano di contrastare la crisi che ha investito le TLC che rischia di rallentare l’impulso innovativo.
Sono, tuttavia, fiducioso: l’Europa ha, infatti, compreso l’urgenza di questa necessità. Ne sono prova il Gigabit Infrastructure Act – che risponde alle crescenti esigenze di connettività più veloce, affidabile e ad alta intensità di dati, in sostituzione della direttiva 2014 sulla riduzione dei costi della banda larga – e il Digital Network Act – che intende ridefinire la regolamentazione del settore delle telecomunicazioni dell’Unione, con l’obiettivo di affrontare la frammentazione del mercato, attirare gli investimenti e rendere sicure le infrastrutture di telecomunicazione.
In questo modo, si potranno accelerare gli obiettivi indicati dall’Ue nella comunicazione sul decennio digitale.
L’Italia, dal canto suo, ha avviato la necessaria revisione normativa del Codice delle comunicazioni elettroniche. Interessanti, inoltre, si preannunciano anche le norme di stimolo all’incremento della copertura territoriale della banda larga.
Ora più che mai, la responsabilità di costruire un futuro digitale equo e sostenibile è nelle nostre mani. Insieme, possiamo realizzare una visione in cui le nuove tecnologie non siano solo sinonimo di progresso tecnologico, ma anche di progresso sociale ed economico per il nostro paese e la comunità tutta. Riprendendo le parole di Breton, “serve ridefinire il Dna della nostra regolamentazione del settore e un modello di finanziamento per gli investimenti”.