Intervento a Relazione Annuale Corecom Piemonte 2019

Torino - 12 Febbraio 2020

La conferenza di oggi cade in prossimità della scadenza del mio mandato di Commissario Agcom e ciò mi consente di tracciare anche un bilancio rispetto ad una funzione, quella dei comitati regionali, di cui sono sempre stato un sostenitore estremamente convinto e determinato.

I Corecom svolgono infatti un ruolo fondamentale nell’ordinamento delle comunicazioni ed il loro rafforzamento è espressione di una politica volta ad avvicinare al cittadino i centri decisionali.  Il profilo qualificante di questi soggetti risiede nel continuo dialogo sia con il territorio che con l’Autorità, cosa che assicura una efficace tutela degli utenti ed uno sviluppo uniforme del sistema locale delle comunicazioni.  Queste Istituzioni trovano dunque il loro punto di forza nel rapporto con il territorio dove, grazie alla prossimità, sono in grado di offrire al meglio servizi, tutele e garanzie tipiche dell’ordinamento delle comunicazioni.

Rafforzare i Corecom significa realizzare il principio di sussidiarietà – previsto dalla nostra carta costituzionale e dal trattato istitutivo dell’Unione europea – che mira a garantire che le decisioni siano adottate il più vicino possibile ai soggetti destinatari degli atti di governo. 

Nella cornice di questa visione normativa, come rappresentante in seno al Consiglio dell’AGCOM, ho dato impulso alla redazione dell’Accordo Quadro oggi vigente, frutto del trilogo istituzionale con la Conferenza delle Assemblee legislative regionali e provinciali e la Conferenza delle Regioni.   La nostra policy istituzionale ha inteso conferire ai Corecom deleghe in materie di estrema attualità ed i Comitati hanno raccolto la sfida perseguendo obiettivi strategici quali: la tutela del pluralismo e delle fasce deboli della popolazione, le garanzie per il consumatore e il corretto funzionamento del mercato.  

Monitoraggio del pluralismo politico sull’emittenza locale

Secondo le analisi Agcom, nonostante la grande offerta di contenuti nazionali presente oggi sul mercato, la comunicazione politica regionale rappresenta ancora una componente essenziale del mercato della comunicazione in Italia.

Anche nel contesto dell’informazione online e globale, il cittadino avverte sempre l’esigenza di mantenere un contatto con il proprio luogo di residenza.  Gli editori regionali hanno dunque spazio per farsi portavoce di questo bisogno attraverso una informazione di qualità legata alle specificità locali. 

Il radicamento sul territorio e la possibilità di accedere velocemente alla notizia attraverso un giornalismo di prossimità, possono costituire una fonte di vantaggio competitivo per i piccoli editori che diventano produttori di input informativi per i soggetti nazionali. 

Sotto tale profilo, vorrei ricordare che nella costante giurisprudenza della Corte Costituzionale, l’ingresso nel mercato di una molteplicità di soggetti è stato visto come necessario a garantire il pluralismo dell’informazione nella sua accezione di “pluralismo esterno” fondato sugli articoli 21 (libertà di manifestazione del pensiero) e 41 (libertà di iniziativa economica) della Costituzione.  Sotto tale profilo gli editori locali possono dare un contributo importante al raggiungimento di un assetto plurale del mercato della comunicazione.  

L’importanza dell’informazione regionale è testimoniata dal cospicuo numero di deleghe che il nuovo Accordo Quadro attribuisce ai Corecom, tra le quali la vigilanza sul rispetto delle norme in materia di esercizio dell’attività radiotelevisiva locale, il monitoraggio delle trasmissioni dell’emittenza privata e della concessionaria pubblica.

Il Corecom Piemonte, durante le elezioni comunali del 2019, come si evince dalla relazione, ha monitorato costantemente il pluralismo dell’informazione richiedendo: “alle tv locali piemontesi copia dei palinsesti riferiti al periodo di par condicio della campagna per le elezioni politiche con particolare riguardo ai programmi di informazione e di comunicazione politica.”

Il Corecom è stato anche attivo nella vigilanza dell’art. 9 della legge 28/2000 che ha introdotto il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche, di svolgere attività di comunicazione – se non strettamente necessarie –  durante il periodo di campagna elettorale.   Nel 2019 il Corecom Piemonte ha trattato diversi casi di comunicazione istituzionale, trasmettendo all’Agcom i relativi esiti.

Qualificante è stata anche l’attività di vigilanza relativa al servizio pubblico radiotelevisivo rispetto alla quale il Corecom, nel corso del 2019, ha garantito l’accesso alle trasmissioni regionali della Rai.  Attraverso una proficua collaborazione con la concessionaria pubblica, il Comitato: “esamina le richieste di accesso, ne valuta l’ammissibilità e predispone la graduatoria, nonché il piano trimestrale per la messa in onda delle trasmissioni radiofoniche e televisive, ripartendo tra i soggetti ammessi il tempo di trasmissione messo a disposizione.”

Risoluzione on-line delle controversie

Altro punto qualificante della policy dell’Agcom è il bilanciamento tra l’innovazione tecnologica e le garanzie per l’utente. Oggi infatti, ci troviamo di fronte ad un consumatore che conosce bene i propri diritti e che richiede elevati livelli di informazione e di trasparenza. Ciò è tanto più importante in un mercato caratterizzato da un’elevata complessità tecnologica che si traduce in offerte estremamente articolate, difficilmente gestibili, senza adeguati strumenti regolatori

La risposta a queste istanze è arrivata attraverso il Conciliaweb, ovvero una innovativa piattaforma tecnologica che Agcom mette a disposizione di tutti i Comitati regionali per la gestione on-line delle controversie. Grazie a tale sistema l’utente non deve più raggiungere fisicamente la sede regionale del Corecom ma può gestire tutto il processo da remoto.

Il sistema telematico è semplice e intuitivo, in ogni caso gli utenti che dovessero avere poca familiarità con la rete possono farsi rappresentare, sin dal primo click, da Associazioni di consumatori o avvocati, ciò perché Conciliaweb deve essere uno strumento che aumenta la platea dei soggetti che si rivolgono al Corecom e non una barriera tecnologica.

Minori e nuovi media

La sicurezza e la tutela dei minori in rete rappresenta una delle grandi sfide che ci attende nei prossimi anni.  Questi utenti, la cui identità viene scansionata attraverso la raccolta di dati personali, si ritrovano sempre più spesso nel web senza aver ricevuto le dovute cautele.   I ragazzi di oggi vivono in un ambiente mediale convergente, dove l’essere online si fa sempre più pervasivo grazie a strumenti come smartphone e tablet, ad ai nuovi dispositivi indossabili come smart watch e fitness trackers.  Non solo, la connessione alla rete è sempre più avvolgente e comprende fasce di età via via più basse. 

Rispetto a questo scenario, va ricordato che i Corecom negli ultimi anni si sono fatti spesso promotori di iniziative importanti di ricerca e di studio che spesso hanno anticipato l’emergere di problematiche a livello nazionale; ricordo in particolare le ricerche sul cyberbullismo.

Consci di questa storia, nell’Accordo Quadro abbiamo deciso di riconoscere questi meriti e non a caso tra le nuove funzioni delegate spicca la tutela dei minori “attraverso iniziative di studio, analisi ed educazione all’utilizzo dei media tradizionali e dei nuovi media nel rispetto degli indirizzi stabiliti dall’Autorità e dalle Istituzioni competenti in materia, anche in attuazione di protocolli d’intesa per la migliore tutela decentrata dei minori sul territorio nazionale.”

Agcom ritiene infatti che le iniziative promosse dai Corecom volte a diffondere la conoscenza sui potenziali rischi e benefici di un utilizzo virtuoso del web rappresentano un completamento del sistema di garanzie a sostegno delle nuove generazioni che integra le competenze delegate dall’Autorità.

Il Corecom Piemonte riflette benissimo questa impostazione, ed il suo ruolo è stato riconosciuto anche a livello legislativo dalla legge regionale n. 2 5 del febbraio 2018, che ha attribuito al comitato importanti competenze in materia.  Vorrei anche ricordare la firma del Protocollo d’Intesa con il Garante per la protezione dei dati personali volto all’attivazione di una collaborazione strategica tra le parti, nell’ambito delle rispettive competenze, per la realizzazione dei compiti demandati al Garante dalla legge n. 71/2017[1] nel quadro degli obiettivi di prevenzione e contrasto del fenomeno del cyberbullismo. 

Questo protocollo d’intesa mi trova particolarmente favorevole, poiché ho più volte sostenuto che il contrasto al cyberbullismo necessita di un approccio olistico che coinvolge una molteplicità di attori, pubblici e privati, istituzioni, Autorità di regolamentazione, imprese e associazioni di categoria. Questa visione è confermata anche a livello comunitario dal GDPR (General Data Protection Regulation) che tutela la sicurezza delle reti da eventi che compromettano la disponibilità, l’autenticità, l’integrità e la riservatezza dei dati personali.  Il contrasto al cyberbullismo passa dunque anche attraverso la tutela e la veridicità dei dati personali trasmessi sulle reti di comunicazione elettronica.

Conclusioni: dal bilancio 2019 alle prospettive per il futuro

Viviamo un’epoca di profondi cambiamenti, fenomeni come l’intelligenza artificiale, la diffusione della tecnologia 5G, i BIG data o l’Internet delle cose cambieranno radicalmente il contesto sociale ed economico nel quale viviamo.

In questo scenario, diventa chiaramente necessaria la promozione di programmi di formazione per la più ampia divulgazione e diffusione della cultura digitale, capaci di colmare il “digital skill gap” presente oggi per gli utenti dell’Unione Europea ed in particolare per l’Italia.

Secondo i dati forniti dal “Digital Economy and Society Index 2019” (DESI), un’area critica per il Paese risulta essere proprio quella del capitale umano, per la quale l’Italia si colloca al 26° posto nell’Unione, con un peggioramento relativo rispetto al 2018: le competenze digitali, anche di base, degli italiani appaiono al di sotto della media UE, solo il 44% degli individui tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base mentre nell’UE è il 57%.

I Corecom che sono divenuti negli anni un punto di riferimento costante per i cittadini nella gestione dei rapporti con gli operatori della comunicazione possono giocare un ruolo chiave nel colmare il “digital skill gap”.  Infatti attraverso la loro attività di formazione, di presidio del territorio e di assistenza al cittadino potranno costituire un tassello fondamentale nell’ambito di politiche volte a gestire una difficile transizione come quella che stiamo vivendo.  In passato hanno svolto questo ruolo egregiamente, pensiamo alla attivazione dello sportello sulla web reputation, e ritengo che questa funzione per il futuro vada ulteriormente sviluppata e valorizzata. 

Abbiamo però un punto di forza, come insegna Socrate il vero sapiente è colui che “sa di non sapere” ed è da questa consapevolezza che dobbiamo partire per migliorare ed affrontare le sfide che la società digitale ci porrà innanzi nei prossimi anni.

Auguro a tutti un buon lavoro, con l’auspicio che la prossima consiliatura dell’Agcom confermi la stima ed il costante supporto offerto sino ad oggi alle istituzioni Corecom.


[1] LEGGE 29 maggio 2017, n. 71, recente: “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

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